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Il narcisista nella coppia

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Psicologia giuridica

L’attività dello  Psicologo in ambito  forense si esplica in almeno tre settori fondamentali di intervento: quello Civile, quello Penale e quello Minorile. Inoltre, essa può essere richiesta, in particolari circostanze, anche nell’ambito della giustizia Amministrativa ed in quella Ecclesiastica. In questi ambiti della giustizia, il ruolo professionale dello Psicologo che viene chiamato ad operarvi professionalmente si configura, essenzialmente, come quello di “Esperto”.

E’ importante che lo Psicologo che opera in ambito forense possieda le conoscenze indispensabili per essere un buon tecnico. E’ infatti diritto del cittadino ottenere una giusta sentenza che, per essere tale, può aver bisogno dell’apporto di una perizia o di una consulenza che deve perciò risultare il più possibile inattaccabile sia sotto il profilo della correttezza del suo contenuto (aspetti tecnici e formali) sia sotto quello, concretamente non meno importante,  della correttezza della sua modalità di esecuzione (aspetti metodologici e deontologici).

Nell’ambito Civile, l’esperto incaricato dal Giudice è indicato come  “C.T.U.” (“Consulente Tecnico d‘Ufficio”) e l’opera da questi svolta, che alla fine si concretizza con la sua relazione, è indicata come “C.T.U.” (“Consulenza Tecnica d‘Ufficio”).

Ove l’esperto sia stato incaricato dai legali direttamente nominati da una delle parti (nell’ambito civile, dal procuratore delle parti, attore o convenuto; nell’ambito penale, dal difensore dell’imputato o da altra parte), egli sarà sempre indicato, sia in ambito civile che penale, come “C.T.P.” (“Consulente Tecnico di Parte”) e “Consulenza” sarà a sua volta definita l’attività che egli avrà svolto e successivamente racchiuso nella sua  relazione finale.

“Perizia” è, invece, un vocabolo specificatamente riferito alla relazione finale prodotta dall’esperto nominato, in ambito esclusivamente penale, dal Giudice: è quindi a tale figura  di esperto che, propriamente, va riservata in ambito forense la definizione di “Perito”.

La giurisprudenza – che qualifica la consulenza tecnica come mezzo istruttorio (Cass. 4 aprile 1989 n. 1620) e come strumento di valutazione di fatti già acquisiti altrimenti (Cass. 8 agosto 1989 n. 3647) – afferma che la consulenza può assurgere a fonte oggettiva di prova come strumento di accertamento e descrizione dei fatti oltre che della loro valutazione (così ad es. La Cass. 10 aprile 1986 n. 2497, Cass. 24 marzo 1987 n. 2849). L’articolo 220 C. P. P.  prevede espressamente che la consulenza tecnica è ammessa quando occorre svolgere indagini o acquisire dati o valutazioni.

Nel nostro Paese, un utilissimo strumento a disposizione degli Psicologi che esercitano la loro attività nell’ambito della Psicologia Giuridica è rappresentato dalle cosiddette “Linee Guida Deontologiche per lo Psicologo Forense”, approvate dal Consiglio Direttivo dell’Associazione Italiana di Psicologia Giuridica a Roma il 17 gennaio 1999 e dall’Assemblea dell’Associazione Italiana di Psicologia Giuridica a Torino il 15 ottobre 1999. Tali disposizioni non sono sostitutive del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani, in quanto ogni Psicologo è tenuto ad osservare le norme in questo contenute indipendentemente dalla propria specializzazione professionale. Esse consistono invece in “linee guida” cui attenersi specificatamente nell’esercizio dell’attività psicologica in ambito forense, e contengono importanti indicazioni relative all’attività dello Psicologo in ogni ambito giuridico, sia esso relativo alla Giustizia Penale sia a quelle Civile, Amministrativa,  Ecclesiastica e Minorile.

 

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