Maternità e Depressione post-partum

Dal punto di vista psicologico, la maternità comporta la perdita di una parte del proprio Sé che riguarda la libertà e la gioventù per lasciare spazio alla nascita di un altro Sé, di un genitore responsabile. Questo processo evolutivo può essere vissuto come uno shock perché la consapevolezza di un legame profondo con il proprio bambino non è immediata ma si presenta alcuni mesi dopo la nascita. La madre può trovarsi a fare i conti con l’immagine del figlio che tiene in braccio e l’idea che aveva del figlio che sarebbe nato e che ha pensato per i nove mesi della gravidanza: il divario tra figlio reale e figlio immaginario, se non si risolve, può portare la madre a sviluppare una depressione.

Le madri sono vittime di pressanti miti sociali, il primo fra questi è quello che afferma che l’impegno che hanno nei confronti dei figli viene prima di qualsiasi altra cosa. Lo stereotipo che vede la mamma come un essere devoto e privo di qualsiasi egoismo è quello più pericoloso: questo mito della madre altruista e disinteressata a se stessa non va incontro alla madre depressa che ha una serie di esigenze personali che devono essere soddisfatte.

Spesso attraverso i sogni fatti durante la gravidanza le madri comunicano, prima di tutto a se stesse, la difficoltà di affrontare la maternità: sarebbe molto utile affrontare queste paure con uno psicoterapeuta, soprattutto affrontare l’ambivalenza legata al desiderio di essere madre. La pressione sociale spinge a credere di dover necessariamente desiderare un figlio con tutto il cuore e senza nessuna incertezza. Diventare madri non significa solo essere felici per l’arrivo di un bambino, implica un profondo cambiamento interiore la cui tensione psicologica viene considerata uno dei fattori che conducono alla depressione post-partum. Comprendere ed accettare la maternità significa riconoscere le emozioni negative, la rabbia e l’egoismo anche se ciò significa andare contro la visione convenzionale dell’essere genitore.

La depressione post-partum (dal latino “dopo il parto”) colpisce alcune donne a partire dal 3° o 4° giorno seguente la gravidanza e può avere una durata di diversi giorni, manifestandosi in qualche caso come depressione vera e propria, accompagnata da forme di psicosi.

La depressione post-partum è diversa da  quella forma leggera di depressione che colpisce oltre il 70% delle madri, nei giorni immediatamente successivi al parto, e che lo psicoanalista Donald Winnicott ha denominato “baby blues”, che si manifesta attraverso frequenti e prolungate crisi di pianto, stati di tristezza e di ansia e che, sebbene sia una condizione di disagio, tende a scomparire nell’arco di quindici giorni al massimo. La malinconia, che prevale nella depressione “baby blues”, ha la funzione di aiutare la donna ad elaborare il trauma del parto ma se questa malinconia persiste oltre le due settimane dopo il parto può essere uno dei primi segnali di una depressione post-partum.

Ben più gravi e duraturi sono, invece, i sintomi della depressione post-partum che possono perdurare anche per un intero anno e che comprendono: stanchezza, disturbi del sonno, irritabilità, tensione e panico, sensazione di impotenza, pensieri ossessivi o confusi, senso di isolamento, tristezza, sensi di colpa, ansia, paura e fobie, disordini alimentari e perdita del desiderio sessuale.

Il fenomeno è riscontrato in circa il 10% delle donne che hanno appena partorito, con un incremento del 30% se sono state colpite dalla stessa depressione in occasione di un parto precedente. La percentuale sale sensibilmente in presenza di donne che hanno già manifestato in passato disturbi psichici di varia natura. La durata dei sintomi varia da qualche settimana ad un anno, con rischi di ricomparsa successiva e la cura consiste nella somministrazione di antidepressivi (con conseguente interruzione dell’allattamento) e nella Psicoterapia da proseguire anche oltre la scomparsa dei sintomi.

I fattori che predispongono all’insorgenza della depressione post-partum sono i seguenti: aver già sofferto di problemi psicologici o emotivi pregressi, aver avuto difficoltà economiche e di alloggio, essere una ragazza madre, aver già sofferto di una forma depressiva in precedenza, aver avuto la propria madre con depressione post-partum, soffrire della sindrome premestruale, avere avuto un aborto pregresso, aver avuto un parto difficile e difficoltà nell’allattamento, non aver il supporto della propria madre o di una figura equivalente al momento del parto, essersi sottoposta a trattamenti per la fertilità, conflitti coniugali, eventi traumatici nell’ultimo anno, avere una giovane età.

La depressione post-partum può manifestarsi in forma lieve o in forma più grave, patologica, denominata “psicosi post-partum”: i sintomi comprendono stati di agitazione, confusione, pessimismo, disagio sociale, insonnia, paranoia, allucinazioni visive ed uditive, tendenze suicide o omicide nei confronti del bambino. La casistica delle psicosi post-partum è di una neomamma ogni mille e, in alcuni casi, si rende necessario il ricovero in ospedale e una serie di cure adeguate alle forme di psicosi riscontrate.

Si parla sempre della sofferenza della donna nella depressione post-partum ma anche gli uomini possono soffrirne o risentire della depressione della propria compagna. La sofferenza degli uomini può essere anche maggiore in quanto, al contrario delle donne, sono meno abituati a manifestare e condividere le proprie emozioni. Poter parlare del proprio malessere può essere difficile e doloroso per gli uomini ma la mancanza di comunicazione in una coppia dopo la nascita di un figlio può portare a conseguenze più gravi.

L’arrivo di un figlio modifica sempre il rapporto di coppia e la tensione scatenata dal prendersi cura del neonato invece di avvicinare evidenzia i punti deboli preesistenti e ne crea di nuovi. Alcuni uomini possono cadere in depressione dopo il parto della compagna se ne hanno già sofferto in precedenza e se sono sottoposti a pressioni sociali ed emotive rispetto al nuovo ruolo. Secondo alcuni studi circa il 4% dei padri presenta, in concomitanza con il parto della compagna, un quadro depressivo molto simile a quello della depressione post-partum femminile. Essendo il lavoro, per gli uomini, fonte di sicurezza per mantenere intatta la propria identità, è possibile che vi si buttino a capofitto scatenando nella compagna reazioni di rabbia ritenendo che il partner non si dedichi a sufficienza alla cura del neonato.

Uno dei più comuni disturbi della depressione post-partum è la mancanza di desiderio sessuale che può colpire anche il sesso maschile in particolar modo quegli uomini che hanno assistito al parto ed hanno visto con i loro occhi la sofferenza della compagna.

In caso di depressione post-partum l’aiuto di parenti e amici è senz’altro prezioso ma, spesso, è importante rivolgersi ad uno psicoterapeuta che può aiutare la neomamma e il neopadre a parlare dei vissuti di aggressività che possono avere nei confronti del bambino, dando loro la possibilità di esternare emozioni e pensieri ritenuti inaccettabili, contribuendo all’attenuazione dei sensi di colpa, favorendo il raggiungimento della consapevolezza che diventare madre e padre è un percorso dove si possono anche commettere errori e da questi errori si può imparare, sostenendo la neomamma e il neopadre nella loro funzione di caregivers senza però sostituirli.