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STRESS, ADATTAMENTO E MALATTIA
Una definizione moderna indica lo stress
come “uno stato di tensione dell’organismo, in cui vengono attivate
difese per far fronte ad una situazione di minaccia” (Trombini,
1982).
Lo stato di tensione è accompagnato da
reazioni sia psicologiche che fisiologiche, espressioni delle
resistenze e delle difese dell’organismo verso quelle forze che ne
vogliono mutare l’omeostasi, cioè l’equilibrio.
Lo stress viene definito acuto,
quando si riferisce a situazioni di carattere intenso e transitorio,
oppure cronico, nel caso che la condizione si protragga nel
tempo logorando gradualmente le capacità di adattamento e di
resistenza dell’organismo.
Si distingue poi uno stress
positivo,
occasione di esperienze costruttive e appaganti, da uno stress
negativo, fonte di difficoltà e sofferenze che spingono
l’individuo ad assumere atteggiamenti difensivi fisici e psichici
fino a comportare, nei casi più gravi, lo sviluppo di malattie.
Nello stress psicologico la reazione
individuale dipende dal significato conscio o inconscio che si
attribuisce all’avvenimento anche se vi sono categorie di eventi che
possono essere considerati impegnativi per la maggior parte degli
esseri umani.
E’ possibile suddividere le situazioni che
possono assumere un valore stressante in due grandi categorie. La
prima riguarda quegli avvenimenti acuti e improvvisi che assumono
importanza per le notevoli conseguenze che comportano. Tali eventi
di vita sono solitamente ben identificabili e limitati nel tempo e
possono riguardare sia esperienze personali significative
(matrimoni, divorzi, licenziamenti, lutti) che avvenimenti
collettivi (catastrofi naturali, crisi culturali, economiche o
sociali, guerre). Una seconda categoria di situazioni impegnative
per l’essere umano è quella legata alle piccole difficoltà della
vita quotidiana. Lo stress quotidiano è difficile da identificare e
da misurare e per questo è stato a lungo sottovalutato, ma negli
ultimi anni è stato esaminato sotto l’aspetto familiare, lavorativo
e sociale.
Secondo Engel (1981), gli eventi che
assumono un valore psicologicamente stressante per la maggior parte
degli esseri umani sono legati alle seguenti cause:
1.
Una perdita
o una minaccia di perdita. La perdita di una persona, una
cosa o un’idea che sia divenuta una parte del Sé e abbia assunto un
ruolo insostituibile nell’appagamento dei bisogni, può determinarsi
nella realtà o solo nell’immaginazione. Una perdita reale può
riguardare sia la morte di un essere umano o di un animale che la
perdita di una parte del corpo o di una funzione relativa, oppure di
un bene prezioso (come la casa o il proprio patrimonio), così come
la caduta di un ideale politico o religioso, il fallimento di un
progetto, un mutamento del tenore di vita. Nella perdita
immaginaria (anche solo percepita come minaccia) l’individuo è
afflitto da una fantasia che non ha riscontro con la realtà,
interpretata in modo deformato sulla base di conflitti inconsci e di
un uso inadeguato di difese psichiche da parte di un Io fragile. Si
tratta di persone che, in genere, non si sentono amate e che vivono
rapporti umani poco gratificanti , nonostante la loro tendenza a
sviluppare relazioni di profonda dipendenza. In questo clima
psicologico anche una piccola difficoltà interpersonale, come un
banale litigio o un rifiuto, può essere vissuto come un doloroso
abbandono.
2.
Un danno (o
una minaccia di danno). Ogni individuo,
durante il proprio sviluppo, esperimenta un gran numero di
situazioni che vive come pericolose in quanto provocano un danno,
fisico o morale, e sollecitano dolore, angoscia, frustrazione o
rabbia. Per ognuna di esse si formano rappresentazioni psichiche,
basate su ricordi ed emozioni, che hanno il significato adattativo
di metterci in guardia contro il ripetersi di un’esperienza
traumatica originaria. Le situazioni che assumono un significato
traumatico sono diverse da individuo a individuo: ognuno sviluppa
una propria sensibilità verso eventi da evitare sulla base di come
in passato questi abbiano rappresentato un pericolo affrontato con
più o meno successo. Alcune situazioni, come il trovarsi di fronte
ad esperienze impreviste o nuove responsabilità, l’affrontare esami
o il percepire sensazioni somatiche sconosciute e inaspettate, sono
comuni alla maggior parte degli esseri umani. Altre situazioni
vengono percepite come pericolose solo da un numero limitato di
persone. E’ il caso delle fobie, dove la sproporzione tra la
reazione individuale e la reale pericolosità dell’evento (uno spazio
chiuso, un animale, il buio ecc.) è particolarmente evidente,
derivando da una relazione di natura simbolica con un conflitto
psichico inconscio.
3.
La
frustrazione di una pulsione. Quando un
bisogno non trova la possibilità di essere appagato, nell’individuo
si genera una tensione che lo spinge a comportamenti finalizzati
alla diminuzione del disagio intrapsichico e alla soddisfazione del
bisogno stesso. Le situazioni che possono affliggere l’essere umano
impedendo una soddisfazione pulsionale adeguata sono le più varie
riguardando non solo i bisogni essenziali alla sopravvivenza, come
la necessità di cibo, acqua, aria, luce e spazio, oppure quelli
legati alle pulsioni sessuali. Altrettanto importanti, dal punto di
vista dello stress psicologico, sono le pulsioni frustrate a causa
di un conflitto intrapsichico oppure dalla incapacità ad affrontare
condizioni di vita normali. Queste condizioni possono essere legate
sia alla persistenza di pulsioni infantili sia dall’inibizione di
pulsioni più mature per la presenza di conflitti psicologici
inconsci. I derivati di queste pulsioni raggiungono la coscienza
sotto forma di sogni, fantasie, desideri, comportamenti oppure
sintomi, come ossessioni, deliri, allucinazioni, somatizzazioni.
Il carattere stressante di un accadimento è
determinato, quindi, da fattori psicologici individuali. La
percezione dell’evento viene inevitabilmente influenzata
dall’esperienza passata e, in particolare, da conflitti emotivi
irrisolti.
Nella maggior parte delle situazioni lo
stress può essere affrontato adeguatamente tramite comportamenti e
difese psicologiche che consentono un sufficiente deflusso e scarica
della tensione emotiva. In questo modo, la frustrazione determinata
dall’evento non diventa motivo di malattia ma si esaurisce in uno
stato di momentaneo malessere che non altera l’equilibrio generale
dell’organismo.
Bibliografia:
-
Engel G.L., Medicina
psicosomatica e sviluppo psicologico, Cappelli, Bologna, 1981
-
Trombini
G., Stress, fattori psicologici e risposte psicosomatiche, in
Psicologia Clinica, 1, pp. 126-135
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Trombini
G., Baldoni F., Psicosomatica, Il Mulino, Bologna, 1999
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