| |
| |
Immagine di
riferimento
|
Titolo
|
Autore
|
Commento
|
 |
"L'amore
secondo i
Malebranche"
(racconti brevi) |
Patrizio Frosini |
L'Autore immagina di chiedere ai Malebranche, i dodici demoni
messi in Malebolge, nell'Inferno di Dante, che cosa sia l'amore.
Questa domanda ci
permette di entrare in contatto con la solitudine presente in
ognuno di noi, con il nostro bisogno dell'altro.
L'altro come diverso da
noi o come un prolungamento di noi stessi, come meta da
raggiungere o come un limite. L'altro da conoscere o da
plasmare, l'altro per conoscere noi stessi o per riempire un
vuoto. L'altro con cui comunicare pur con difficoltà. E'
attraverso i Malebranche che emergono parti di noi stessi che
mettiamo in gioco in ciascuna relazione interpersonale.
(l'immagine di riferimento è un particolare della "Falla"
che ha vinto il primo premio a Valencia nel 2010) |
|
|
|
|
 |
"Dal dolore alla violenza.
Le origini traumatiche
dell'aggressività"
(libro) |
Felicity de Zulueta |
Dr.ssa Breschi |
|
|
|
|
 |
"Le
grand bleu"
(film) |
Luc Besson |
Dr.ssa Breschi |
|
|
|
|
 |
"Diario
di una
schizofrenica"
(libro) |
Marguerite A.
Sechehaye |
Un classico della psicoanalisi.
Questo libro costituisce un duplice documento.
Un documento scientifico giacché è
la descrizione del decorso e della cura di una grave malattia
mentale: l'apparizione progressiva dei sintomi, le fasi di
parziale remissione, le tappe della faticosa normalizzazione,
raggiunta attraverso un procedimento psicoterapeutico originale
di grande importanza sia teorica che pratica.
Ma anche un documento umano: la
descrizione della malattia è, infatti, opera dell'ammalata
stessa, Renée. ''Un'opera poetica'', così ha definito questo
libro Cesare L. Musatti, ''suscettibile di risvegliare elementi
nascosti che sono in ognuno di noi''.
|
|
|
|
|
 |
"L'albero della
vita"
(dipinto) |
Gustav Klimt |
Intorno al 1907 Klimt crea il dipinto "L'albero della vita" per
la sala da pranzo di Palazzo Stoclet. Il dipinto consiste in tre
pannelli: motivo centrale è l'albero della vita, mentre i
pannelli laterali rappresentano l'Attesa, una danzatrice
dall'aurea egiziana, e l'Abbraccio, figure stilizzate con l'uomo
di spalle reclino sulla compagna. Questo dipinto evoca il
simbolismo primario del maschile e del femminile, spirito e
materia, conscio e inconscio. In particolare, ho scelto di
inserire nel mio sito l'immagine dell'Attesa (a sinistra) come
emblema di colui che si accinge a mettersi in discussione,
l'attesa che l'inconscio si manifesti, l'attesa come sofferenza
ma anche speranza. |
|
|
|
|
 |
"Gradiva"
(novella) |
Wilhelm Jensen |
Il
protagonista della novella, il giovane archeologo Norbert Hanold,
vede in un museo il bassorilievo di una fanciulla che cammina
(Gradiva significa "colei che avanza") e ne rimane colpito al
punto di procurarsi un suo calco in gesso, da portarsi a casa.
L'archeologo viene preso da strani sogni e da idee deliranti.
Sogna, ad esempio, che la statua possa animarsi e che la donna
possa poi essere seppellita viva sotto la cenere dell’eruzione
del Vesuvio del 79 d.C. Alla fine Norbert riconosce in lei Zoe
Bertgang, la graziosa vicina, un tempo compagna dei suoi giochi
d’infanzia e i suoi sentimenti si spostano dalla donna di pietra
alla donna di carne, rompendo il cerchio del delirio. Si parla
di un grande trauma che affonda nel passato, rappresentato dal
cataclisma di Pompei, che si tenta inconsciamente di
riattualizzare, per cambiare il corso degli eventi. La
guarigione avviene nel momento in cui lo psichismo del
protagonista riesce a svincolarsi dall’imperio della statua
(cioè dal delirio) e ad attualizzarsi nel presente. Si parla di
un passato che, spesso, ha le
fattezze di uno spirito errante, di un’entità inquieta. Freud,
ha scritto un saggio, "Il delirio e i sogni della Gradiva di Wilhelm Jensen", pubblicato nel 1907, in cui interpreta
psicoanaliticamente il delirio di Norbert descritto da Jensen. |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|