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I DISTURBI SPECIFICI
DELL'APPRENDIMENTO
I Disturbi Specifici
dell’Apprendimento, ovvero la Dislessia, il Disturbo di Scrittura
e la Discalculia (di seguito individuati con l’acronimo D.S.A.)
sono riconosciuti e definiti dallo Stato Italiano con la Legge 8
Ottobre 2010 n. 170 “NUOVE NORME IN MATERIA DI DISTURBI SPECIFICI DI
APPRENDIMENTO IN AMBITO SCOLASTICO”: si riconoscono le
difficoltà dei bambini affetti da D.S.A., si stabilisce chi e come
diagnosticarli, si prevedono attività di prevenzione e momenti di aiuto
scolastico, si indica alla scuola il comportamento più adeguato da
tenere in sede didattica ed alla sanità quali sono gli obblighi
istituzionali da seguire in questi casi.
L’incidenza di tale
disturbo in Italia viene stimata intorno al 3-4% della popolazione
scolastica, ovvero circa 350.000 alunni delle scuole
dell’obbligo, ed appare verosimile stimare una notevole
incidenza di queste pregresse difficoltà di apprendimento come concausa
nel disagio sociale in adolescenza, nell’abbandono scolastico precoce ed
anche di certe forme di delinquenza giovanile. Il bambino
che, nonostante sia dotato di intelligenza nella norma, non riesce nel
suo percorso di apprendimento a causa di D.S.A., svilupperà una quantità
di sovrapposizioni psicopatologiche e di vissuti emotivo-relazionali
problematici in proporzione a quanto la società, la scuola e la famiglia
saranno stati in grado di aiutare, assistere e migliorare le sue
difficoltà.
Per formulare la diagnosi
ed effettuare consulenza in materia di D.S.A. è indicato l’approccio
interdisciplinare e gli specialisti coinvolti sono Neuropsichiatra
Infantile, Psicologo, Logopedista.
La storia della
Psicologia, da Piaget ai tempi nostri, ha visto un continuo lavoro di
sperimentazione e studio alla ricerca di spiegazioni scientifiche
sull’evoluzione e le patologie dei processi di apprendimento. Questi
naturalmente non si interrompono mai durante la vita ma, in fase
evolutiva, si manifestano in tutta la loro forza e con complessità tale
da permeare e condizionare tutto il vissuto, presente e futuro, sociale
e personale del bambino. Se questo è vero risulta evidente quanto sia
importante per uno Psicologo che si occupa di età evolutiva saper
descrivere lo sviluppo dell’apprendimento in un bambino e riconoscerne
gli eventuali eventi disturbanti o psicopatogeni: problemi nel
percorso di apprendimento scolastico possono compromettere la
motivazione allo studio, la percezione del Sé e la dinamica relazionale
presente e futura in cui il bambino vive e cresce.
Una volta esclusa
un’eventuale patogenesi di tipo medico, il primo elemento da valutare è
il funzionamento cognitivo del bambino: lo Psicologo farà
una misurazione psicometrica dell’intelligenza rispettosa dei canoni
scientifici richiesti e saprà anche inserire i valori evidenziati in un
contesto più ampio di valutazioni che comprenderanno il particolare
stato emotivo, relazionale e socio-culturale di quel bambino in quel
momento. Solo così si fa sì che il bambino, al quale dobbiamo dare
soluzioni che migliorino la sua condizione, non che lo stigmatizzino e
lo cristallizzino nella sua difficoltà, tragga vantaggio dal lavoro
diagnostico. Quindi, si useranno gli strumenti testologici
standardizzati tipici per valutare il profilo intellettivo e, solo dopo,
si passerà alla valutazione delle competenze di base acquisite
fino a quel momento in lettura, in scrittura ed in matematica.
Anche in questo lavoro devono essere usati gli strumenti standardizzati,
ormai da tempo a disposizione degli Psicologi, che sono in grado di
confrontare la prestazione del bambino, oggetto dell’analisi
diagnostica, con la corrispondente capacità attesa per l’età allo scopo
di determinare le discrepanze esistenti e poter descrivere l’eventuale
presenza di D.S.A. in tutte le sue declinazioni. Il lavoro di diagnosi
deve procedere con l’esplorazione delle funzioni neuropsicologiche
connesse al processo di apprendimento, in particolare sarà
importante valutare il funzionamento della Memoria (soprattutto la
Memoria di Lavoro che è massicciamente coinvolta), le capacità attentive
e di concentrazione e le importantissime funzioni che sottendono le
abilità visuo-spaziali e le abilità di organizzazione temporale delle
cognizioni. L’analisi diagnostica si completa con la necessaria
esplorazione dei coinvolgimenti emotivo-relazionali e delle dinamiche
psicologiche che le esperienze frustranti, connesse con il Disturbo
Specifico dell’Apprendimento, hanno sedimentato nella personalità del
bambino in crescita.
Bibliografia
-
Micozzi M.,
“Bambini con disturbi specifici degli apprendimenti: da una
legge attesa da oltre 10 anni il ruolo degli Psicologi nella
Diagnosi e nei Trattamenti Riabilitativi dei D.S.A.”, in “laPROFESSIONEdiPSICOLOGO".
Giornale dell’Ordine Nazionale degli Psicologi” n°2 Ottobre
2011
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