Dott.ssa Sara Breschi
Psicologa - Psicoterapeuta

Disturbo di Somatizzazione


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DISTURBO DI SOMATIZZAZIONE

Il termine “somatizzazione” identifica un processo che porta ad esprimere su un organo, un apparato o sistema corporeo una sofferenza psichica, un disturbo psicologico, attraverso la comparsa di un sintomo fisico, in assenza di malattie organiche, che comporta per l’individuo motivo di lamentele.

Le somatizzazioni possono essere presenti in altri vari disturbi, oltre ai Disturbi Somatoformi, in particolare nei Disturbi d’Ansia: è importante valutare quale disturbo sia emerso per primo per poter intervenire; le componenti somatiche possono essere secondarie ad un altro disturbo presente.

Il Disturbo di Somatizzazione è l’espressione più grave dei Disturbi Somatoformi: è un disturbo diagnosticato prevalentemente nelle donne, ha un andamento clinico di tipo cronico, con ricorrenti ospedalizzazioni per osservazioni, visite mediche, test diagnostici. L’esordio è prima dei 30 anni, i sintomi in genere compaiono durante l’adolescenza e intorno ai 25 anni spesso è possibile fare una diagnosi completa del disturbo.

Il Disturbo di Somatizzazione non può essere spiegato da una diversa diagnosi quale un altro Disturbo Somatoforme, una Disfunzione Sessuale, un Disturbo dell’Umore, un Disturbo d’Ansia, un Disturbo del Sonno o un Disturbo Psicotico, che costituiscono pertanto criteri di esclusione.

 Questi i criteri diagnostici del DSM-IV per il Disturbo di Somatizzazione

A. Una storia di plurime lamentele fisiche comparse prima dei 30 anni, che persistono per numerosi anni e che sono considerate significative se sono presenti trattamenti medici o se causano un significativo danno nell’ambito sociale, occupazionale, o in altre importanti aree di funzionamento.

 B. Ciascuno dei seguenti criteri deve essere presente, con sintomi individuali che compaiono durante il corso del disturbo:

1. quattro sintomi dolorosi: una storia di sintomi dolorosi in almeno quattro differenti aree (testa, addome, schiena, articolazioni, estremità, torace, retto, durante le mestruazioni, durante i rapporti sessuali o durante la minzione);

2. due sintomi gastro-intestinali: una storia di almeno due sintomi gastro-intestinali oltre la presenza di disturbi dolorosi in questa area (nausea, aerofagia, vomito non durante il periodo di gravidanza, diarrea, intolleranza a differenti cibi);

3. un sintomo sessuale: una storia di almeno un sintomo sessuale o dell’apparato riproduttivo oltre la presenza di disturbi dolorosi in questa area (indifferenza sessuale, disfunzione eiaculatoria o erettile, irregolarità mestruali, flusso mestruale eccessivamente abbondante, vomito durante tutto il periodo della gravidanza);

4. un sintomo pseudoneurologico: una storia di almeno un sintomo o di deficit susseguenti a condizioni neurologiche non limitate a disturbi dolorosi (sintomi di conversione come difficoltà di coordinazione, sbandamenti, paralisi, debolezza muscolare, difficoltà a inghiottire o nodo alla gola, afonia, ritenzione urinaria, allucinazioni, perdita del senso del tatto o di dolore, visione doppia, cecità, sordità, convulsioni, sintomi dissociativi come amnesia, mancamenti e svenimenti).

C. Entrambi a) o b):

a) dopo appropriata investigazione, ciascuno dei sintomi nel criterio B non può essere completamente spiegato da una malattia organica, o dall’effetto diretto di sostanze (per es. droga, alcool, farmaci);

b) quando c’è una relazione con una malattia organica, le lamentele fisiche o le risultanti limitazioni sociali e occupazionali sono in eccesso rispetto a quanto ci si aspetterebbe dalla storia clinica e dalle indagini mediche e di laboratorio.

D. Questi sintomi non sono prodotti intenzionalmente o frutto di simulazioni (come nel Disturbo Fittizio).   

Bibliografia:

- American Psychiatric Association, Diagnostic and statistical manual of mental disorders. Fourth Edition. Washington DC, APA, 1994  (DSM-IV)

 

 

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Ultimo aggiornamento pagina:   29-12-2011

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