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DISTURBO DI
CONVERSIONE
Il Disturbo di
Conversione generalmente è temporaneo, monosintomatico, improvviso,
in contrasto con il Disturbo di Somatizzazione che è cronico,
polisintomatico e coinvolge molti organi.
Se si considera una
connessione temporale tra un evento che costituisce una situazione
di stress emozionale per la persona e l’inizio o l’esacerbazione di
un sintomo fisico, allora ci troviamo di fronte ad una condizione in
cui esiste un “vantaggio primario”: il sintomo
permette al soggetto di focalizzare la propria attenzione su di esso
e mantenere fuori del proprio campo di coscienza il conflitto
intrapsichico che sta alla base del sintomo fisico stesso. Si
dice, allora, che la persona ha convertito (da qui Disturbo
di Conversione) il proprio disagio psicologico in un sintomo fisico.
Si parla di “vantaggio secondario” quando
l’individuo, grazie al suo sintomo fisico, può evitare una
condizione che ritiene pericolosa, difficile, o quando grazie ad
esso può avere sostegno dall’ambiente circostante.
Il Disturbo di
Conversione identifica la reazione di conversione caratterizzata da
un’improvvisa e temporanea perdita di funzione senso-motoria o di
altre funzioni fisiche. I sintomi sensoriali comprendono:
cecità, sordità, anosmia, anestesia, analgesia, diplopia,
disestesia; oppure turbe motorie quali paralisi, atonia, disfagia,
afonia, o ancora crisi convulsive o perdita di coscienza. Più
raramente i sintomi mimano una sintomatologia neurovegetativa o
endocrina; un altro sintomo può essere invece la pseudociesi o falsa
gravidanza.
Un altro elemento
importante è la valutazione della personalità del soggetto,
che spesso è indicativa di una maggiore vulnerabilità al Disturbo di
Conversione se presenta tratti Istrionici, Dipendenti,
Antisociali.
Questi i criteri
diagnostici del DSM-IV per il Disturbo di Conversione
A. Uno o più
sintomi o deficit che colpiscono il sistema motorio volontario
o le funzioni sensitive che suggeriscono un disturbo
neurologico o una malattia organica.
B. Si valuta
che fattori psicologici siano collegati al sintomo o
deficit perché l’inizio o l’esacerbazione del sintomo o del deficit
sono preceduti da un conflitto psicologico o da altri fattori o
altri stressors.
C. I sintomi o
i deficit non sono prodotti intenzionalmente o simulati
(come nel Disturbo Fittizio).
D. I sintomi o
i deficit, dopo accurate analisi, non possono essere spiegati
da una malattia organica, dall’assunzione di una droga, da un
comportamento sancito dall’esperienza o dalla cultura del
soggetto.
E. I sintomi o
i deficit causano angoscia, un significativo danno in ambito
sociale e lavorativo e in altre importanti aree di
funzionamento.
F. I sintomi o
i deficit non sono limitati al dolore o a disturbi sessuali, non
compaiono esclusivamente durante il decorso del Disturbo di
Somatizzazione, e non possono essere associati a nessun altro
disturbo psichiatrico.
Bibliografia:
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American Psychiatric Association, Diagnostic and statistical
manual of mental disorders. Fourth Edition.
Washington DC, APA, 1994 (DSM-IV)
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